Ero un medico di pronto soccorso.
Sono un’internista.
Sono un medico in una residenza per anziani.
Sono una figlia senza madre. Sono una madre di 4 figli.
Sono un’ansia ad ogni febbre.
Sono un viaggio in Colombia con lo Zacapa.
Sono preoccupata per ciò che è e ciò che sarà.
Il medico parla, cura, tratta, seleziona, disinnesca, diagnostica. Il medico raccoglie la sapienza dei suoi maestri e trasmette non nozioni ma conoscenza. Ora ogni visita porta spesso a una serie di esami a cascata, spesso superflui se non dannosi. Se fai tanti esami, sei un bravo medico. Si impiega meno tempo a fare prescrizioni che a visitare.
Giustamente ti dicono che nell’anziano devi deprescrivere e riconciliare.
Anche se sono divisiva, la riconciliazione terapeutica mi è sempre piaciuta.
E allora togli benzodiazepine (mai una gioia neanche a 100 anni…), gastroprotettori e vitamina D senza indicazioni.
Devi ridurre i farmaci, perché 10 sono in effetti troppi.
Poi però, così, all’improvviso, per un qualsiasi motivo, il paziente viene ricoverato. Alla dimissione rientra in casa di riposo con 15 farmaci. Di nuovo benzodiazepine, gastroprotettori, vitamina D e aggiungiamo anche della quetiapina e trazodone, che un delirium tra pompe che suonano e personale che corre, non si nega a nessuno.
Allarghi le braccia a torni a deprescrivere.
Malnutriti, ma ben imbottiti di farmaci. Potrebbero a questo punto ricoprire i farmaci di rivestimenti ipercalorici e iperproteici, così potremmo scongiurare il rischio di malnutrizione nell’anziano.
Ahhh, l’anziano, così citato ma così dimenticato da tanti.
Una volta l’anziano era il centro della famiglia. Ora viene dislocato in una residenza per anziani. Legittimo, certo, a volte unica possibilità. Da solo, con orari strani dei pasti, tombole continue come se fosse sempre capodanno, compleanni del mese come all’asilo.
Ma poi arriva lei. La Relazione. Che cura più dei farmaci, più delle bambole, più di una stanza dove aspettano un treno che mai arriverà.
La relazione è la gentilezza dell’oss che chiacchiera con Bruno mentre gli fa l’igiene. La Relazione è l’infermiera che canta il karaoke e balla con Giuseppe in mezzo alla sala da pranzo, con gli altri residenti che intorno battono le mani e ridono.
Che belli sono quei sorrisi. Che belli sono quegli atti di gentilezza.
Il tempo è cura. La Relazione cura. La conoscenza è fondamento. L’atteggiamento è tutto.
Respira l’empatia che gira intorno. Respira. Apri le finestre. Offri qualità di vita. Sorridi. Respira e ascolta. Anche un urlo a volte è un modo di comunicare.
Sono un medico che opera orgogliosamente in una Residenza per Anziani.
Quando Carla, anziana sordomuta, si affaccia alla porta dell’ambulatorio e mi manda tanti baci schioccanti ma al tempo stesso silenziosi, mi sorprendo io stessa a sommergerla di baci volanti.
È un onore per me curare persone in una fase così speciale e così delicata della vita.
Poi c’è la sigra Anna, che mi riempie di benedizioni. “Che Dio la benedica!”. Conservo tutte quelle preziose parole nel mio cuore.
A volte mi immagino che qualcuna di quelle carezze sia da parte di mia mamma, che non c’è più.
E allora Avanti tutta, che di cose da fare – e amore da dare- ce n’è sempre tanto.
Soprattutto in una Residenza per anziani.


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