NATALE IN RSA

La gamba mi ha tradito.

Sono caduta e l’ho fratturata.

Il mio povero e vecchio femore si è spezzato in due tronconi ed è risalito. Risalito dove non lo so, ma così ha detto il dottore delle ossa. Non volevano operarmi a quanto pare … li vedevo bisbigliare in modo sospetto insieme ai miei figli, mentre scuotevano la testa.

In fondo ho 90 anni. O meglio, sono arrivata al fondo. Li capisco… forse a questa età non ha più senso investire. Ma la mia curante li ha chiamati, spiegandogli che – fino alla caduta – ero una donna (io direi più una vecchia) in gamba .. la qual cosa, detta di una fratturata di femore, sembra quasi una battuta. Gli ha spiegato che badavo ai nipotini, prendevo il bus per fare una passeggiata in centro, andavo dalla parrucchiera dietro l’angolo.

E allora si sono convinti e mi hanno operato.

Ora mi trovo qua, in una struttura denominata RSA. A dire il vero, non so esattamente per cosa stia la sigla RSA, e quindi mi sono creata un mio significato: Riposa, Saggia Anziana.

Ed è ciò che faccio.

Riposo e penso, nei lunghi intervalli di tempo tra una riabilitazione e un’altra. Quando arriva il fisioterapista, mi fa camminare con un girello fino all’albero di Natale. Eh già… è quasi Natale. Mi trovo qua seduta in un letto non mio e guardo il quadrato di cielo azzurro dai vetri della finestra.

Quanti Natali ho vissuto: regali donati, regali ricevuti, tavole imbandite, risate e litigi, presepi e luci, malinconia e felicità… Ora mi viene in mente quel Natale particolare passato con gli amici a Cortina, o il Natale passato a Parigi con quello che sarebbe stato mio marito… Ma la maggior parte li ho trascorsi a casa, in famiglia, prima con i miei genitori e poi, quando se ne sono andati, con i miei figli e mio marito…

Ora a 90 anni l’attesa del bambino Gesù si mescola con l’attesa di vedere personalmente il Signore. Quando potrò? Forse Dio si è dimenticato di me?

Ormai ho già fatto tutto ciò che dovevo e che volevo fare, ho vissuto, ho pregato, ho visto migliaia di tramonti e di albe, tutti unici e irripetibili. Ho sentito sotto i miei piedi la sabbia bollente del mare, l’acqua gelata del fiume, il soffice calore del piumone. Ora sono limitate le cose permesse al mio vecchio corpo. Dio, ti sei dimenticato di me?

Mi trovo in una stanza sconosciuta tra persone sconosciute che fanno il loro mestiere. Entrano in stanza, salutano, consegnano le medicine, mi misurano la pressione, mi sollevano, mi cambiano. Qualche volta scambiano in fretta qualche parola. Ma non sono tanto convinta che mi ascoltino. Del resto li capisco. Loro hanno una fretta che per me non ha più senso.

Mentre sono assorta in questi pensieri, arriva mia figlia con in braccio la mia cagnolina Diana. Ha 15 anni, è vecchiettina come me.

“Ma sei impazzita? Cosa ti salta in mente? Non si può portarla qui! E se ti vedono la dottoressa o le infermiere?” faccio finta di rimproverare mia figlia mentre tra le lacrime mi coccolo la mia dolce compagna degli ultimi anni, che mi ha consolato dopo la perdita di mio marito.

“Tranquilla, mamma. Sono state loro a consigliarmelo. Mi hanno chiamato chiedendo di portare anche Diana a farti visita perché ti vedono sempre tanto triste mentre, quando parli di lei, ti si illuminano gli occhi!”.

Mi viene ancora più da piangere. Allora la dottoressa e le infermiere non facevano solo il proprio mestiere, ma sono andate oltre … mi hanno ascoltato, guardato negli occhi e hanno capito ciò di cui avevo bisogno. Che splendido regalo di Natale!”

6 pensieri su “NATALE IN RSA

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