FACCIAMOCI UN BAGNO

Lo stato ci offre una settimana all’anno di cure termali. Wellness. Riposo. Magari in qualche bella località di villeggiatura. In Italia ce n’è circa 380. Se un vostro paziente ve lo chiede, prescrivetegli dunque pure un ciclo termale (a meno che non ne abbia già usufruito per quest’anno), con ricetta rossa, interamente a carico del SSN, ma solo se soffre di qualche specifica patologia. Quale? Una di queste:

 

Quindi praticamente tutti i nostri pazienti (o gran parte) se le meritano. Anche noi in realtà in qualche categoria probabilmente rientriamo. Specificate dunque bene sulla ricetta la patologia di cui soffre copiandola tra quelle appena elencate (onde evitare al paziente inutili viaggi pianura-mare o montagna per farsi correggere la ricetta).

Ma quale terapia termale? E’ un termine vago che comprende cure molto eterogenee. A questo punto quindi usiamo il sinonimo “crenoterapia” (da krenè=sorgente in greco), che almeno ci fa sentire e apparire più dotti. Quindi, ricominciando, la crenoterapia può suddividersi in interna (che agisce dall’interno del nostro corpo) ed esterna. Quella interna comprende:

  • la terapia idropinica  (semplicemente la somministrazione di acqua minerale per os)
  • le irrigazioni di vario tipo (vaginali, nasali, orali, intestinali o rettali)
  • la terapia inalatoria  (aerosol con acque minerali, sulfuree)
  • le insufflazioni, ad esempio quelle timpaniche;
  • il politzer crenoterapico solfureo (deglutizioni a narici chiuse realizzate con acqua sulfurea).
  • Il cateterismo tubarico, cateterismo in uso in otorinolaringoiatria, per l’insufflazione endotimpanica di acque termali attraverso la tuba di Eustachio

Quella esterna invece include:

  • balneoterapia (immersioni in acqua, idromassaggio, docce, ginnastica vascolare, iniezioni di acqua minerale);
  • antroterapia (il trattamento termale nelle grotte)
  • peloidoterapia (l’utilizzo dei fanghi).

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Quindi ricapitolando, riempite la ricetta rossa con diagnosi precisa e crenoterapia precisa. E un solo ciclo annuale per paziente.

Detto questo, chiediamoci una cosa (tra di noi, intendo). Ma funzionano?

Se lo chiedete ai pazienti, sicuramente si. Difficile che un paziente non ne esca soddisfatto. Se lo chiedete a chi ci lavora, sicuramente si.

Per l’evidenza scientifica? Diciamo che dipende dalla cura e dall’indicazione. Le cure termali per l’artrosi, ad esempio, sono state inserite tra le raccomandazioni terapeutiche elaborate dall’OARSI (Ostearthritis Research Society International), la massima organizzazione mondiale di ricerca sull’artrosi. Recenti (in realtà neanche tanto recenti) studi sembrano dimostrarne l’efficacia anche per le patologie infiammatorie quali ad esempio artrite reumatoide o spondiloartrite, ma non sono evidenze ancora così forti da modificare le indicazioni rimborsabili (se vedete sopra, nelle malattie reumatiche sono comprese solo l’osteoartrosi e la fibromialgia)

Vi è addirittura la fondazione per la Ricerca Scientifica Termale (FoRST), indipendente, senza fini di lucro e riconosciuta dallo stato, che pubblica frequentemente studi inerenti anche su riviste rilevanti nazionali e internazionali (Irrigazioni nasali con acque arsenicali-ferruginose, effetti positivi sulle riniti croniche, American Journal of Otolaryngology, 2012; Irrigazioni nasali con acque salso-bromo-iodiche per le rinosinusiti croniche, American Journal of Otolaryngology, 2011.; Artrosi del ginocchio, impacchi locali di fanghi e bagni termali con acque ricche di solfati e carbonati, American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation 2009.)

Anche l’OMS inoltre ha dato alla crenoterapia una patente di validità e la ha inserita nell’ambito della medicina tradizionale e complementare per il 2014-2023.

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E cosa dice la storia, magistra vitae? Forse è quella che ci dice il si più forte di tutti. Da quando è nato l’uomo, l’acqua ha avuto un ruolo mitico, di creatrice e purificatrice allo stesso tempo. Purificatrice di peccati (battesimo) ma anche di malattie. Il Nilo, il Giordano, il Gange … pensiamo poi al ruolo dell’acqua in Islanda, terra di acqua e fuoco, di zolfo; i Romani, e il loro percorso caldarium-frigidarium-tiepidarium, ne fecero luogo di incontri; poi vi fu un periodo buio per le terme a causa del pudore dei cristiani e della distruzione dei barbari; ma tornarono in auge nel medioevo, dove l’eliminazione degli “umori” malvagi tramite la dilatazione dei pori, favoriva la guarigione da diverse malattie; dal 1700, anche grazie allo studio scientifico della caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, le terme divennero veri e propri presidi medici, dove si curavano, ad esempio, le forme ghiandolari e ossee della tubercolosi.

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La classificazione delle acque termali di Marotta e Sica (1933), malgrado sia imperfetta, rimane ancora oggi la più vicina alle necessità identificative espresse dall’idro­logia e rappresenta in Italia la classificazione cui è subordinata l’autorizzazione all’utilizzo di ac­que termali. In sostanziale accordo ai parametri di Marotta e Sica, attualmente la classificazione delle acque termali è la seguente:

1. acque oligominerali

2. acque solfuree

3. acque salsobromoiodiche

4. acque radioattive  

5. acque salse e clorurosodiche

6. acque solfate

7. acque bicarbonate

8. acque carboniche

9. acque arsenicali ferruginose 

Ogni tipo di acqua pertanto è indicata a curare specifiche malattie. Guardate le foto che ho disseminato lungo il post; le ho fatte giusto oggi arrivando ai bagni termali di san Candido scendendo dal rifugio Baranci. Direi che esemplificano parecchio l’utilità di queste acque, supportate dunque da evidenze scientifiche e dalla soddisfazione dei pazienti (che non è poco, direi).

Quindi direi una cosa: non limitiamoci a prescriverle quando il paziente ce lo chiede, ma iniziamo anche a proporle.

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