I NATI ALTROVE

Questa è una favola senza lieto fine. A volte purtroppo succede. Il lieto fine si è perso per strada, si è perso nel tempo. Se volete, leggetela e provate voi a ritrovarlo.

C’era una volta una città a forma di stella a nove punte, con un piccolo ospedale all’interno della stella. L’ospedale è cresciuto insieme alla sua città, e si è trasferito rosso e grande al di fuori delle mura; orgoglioso della sua storia, richiamava gente anche da contadi lontani che venivano a conoscenza della sua fortuna, prosperità, umanità e professionalità.

I medici si trasmettevano la sapienza e il mestiere, gli infermieri crescevano di pari passo con la loro professione, c’era confronto, c’era dialogo, c’era l’incanto che ancora esisteva di fiducia tra sanitari e pazienti.

Di tutto l’ospedale, il punto luce era proprio il punto nascita.

La prima luce che i bimbi vedevano era quella rosata del tramonto nella pianura friulana. C’è stata Rosa, nata a Capodanno con la neve sulla rampa, Guido nato nella notte di San Giovanni tra mazzetti d’erbe e falò, Gustavo che ci ha messo ore e ore ma era cosi bello da farsi perdonare subito, Gioia che era attesa dalle sue tre sorelle, Marco che non ne voleva sapere di girarsi nella posizione giusta, Stella in onore della città di nascita.

E poi c’era la commozione del personale ad ogni nuovo nato, c’era il percorso di assistenza già programmato per tutte le future mamme, c’era la sicurezza delle epidurali di Monica, le chiacchiere dell’ostetrica che alleviavano le contrazioni… c’era tutto. C’era la sicurezza di un elevato numero di parti che cresceva nonostante in tutti gli altri ospedali fossero in calo, proprio perché quel punto luce richiamava persone da altre contee.

Ma poi, un brutto giorno, entrò in quell’isola felice lei, una creatura mostruosa a tre teste, di cui tutti avevano paura.

Una volta, si narrava, aiutasse la povera gente, oggi invece la terrorizzava, la vessava, costringeva a chiudersi in casa e non parlare.

E anche i medici di quell’ospedale avevano paura. Avrebbero voluto ribellarsi, ma il mostro era lì pronto per avvolgerli nelle sue spire.

Si chiamava Politica.

Per vendicarsi di una creatura mostruosa precedente, Politica decise di mettere a fuoco e fiamme quel punto luce. Così nuovo, cosi bello e così funzionante e funzionale.

Scelse una data. Il 29 luglio 2019. Quello sarebbe stato l’inizio della fine. La chiusura. No, non dell’ospedale, ma del punto luce che accarezzava tutto l’ospedale. Quell’ospedale era destinato a vedere solo morti e non più nascite. Come una sirena, Politica cantava dolci melodie di specializzazioni… chirurgia mammaria… ma i sanitari non ci cascavano… come creare una specialità più sviluppata altrove senza basi solide… senza strumentazioni adatte… Così dal nulla… Quando poi la specialità migliore c’era già ed era portare il sorriso dei bambini dal liquido amniotico all’aria ambiente? Dopo il passaggio di Politica, rimasero solo i “nati altrove” dell’ospedale della città di stella a nove punte.

Riccardo che doveva nascere giusto il 29 e la mamma spera ancora che abbia voglia di venire al mondo un po’ prima, Giulia che ha la culla già pronta in Piazza Grande, Alessandro che non è ancora nato ma già non sopporta i viaggi in autostrada, Carlo che voleva nascere dove era nata la sua sorellina portata via da un brutto male…

Questi e tanti altri “nati altrove” delle città a forma di stella a nove punte.

Io non trovo un lieto fine. Trovatelo voi, per favore.

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